DO DO DO THE ORLANDO!

2017

Da Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
Realizzato con il supporto della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Spettacolo vincitore della XX edizione del Festival Nazionale del Teatro Scolastico E. Turroni –

Laboratori attivi: teatro fisico, drammaturgia radiofonica, video-editing

È il poema cavalleresco di Ludovico Ariosto lanciato dentro una palestra, un film sperimentale, un dj-set. È l’esito di tre laboratori – scrittura, cinema, recitazione – realizzati dall’ITCS Salvemini di Casalecchio di Reno. È il vincitore del festival nazionale del teatro scolastico 2018. È una squadra di 25 studenti scatenati in una ricerca senza fine. È la poesia dell’adolescenza.

«Che ne so io dell’amore?
So fuggire inseguire combattere galoppare scomparire apparire

volare liberare desiderare cercare perdermi
scegliere cambiare uccidere salvare amare impazzire!
Ancora volare, e mai finire!»

Risvegliare il classico, scuotere lo studente, metterli in moto. Questa è la scuola senza sedie senza banchi. Studiamo in piedi, correndo, arieggiamo le parole.

Abusato e grandioso, Orlando Furioso è il classico in questione, l’espediente narrativo per raccoglierci tutti. Non finisce mai di dire quel che ha da dire e va osservato da qui, ora, noi.
L’ottava d’oro di Ariosto ancora commuove e insieme diverte, stringe il senso e insieme lo allenta. Come lo si affronta, il Furioso? In tre squadre coordinate: 1. una per stringerlo in 7 episodi salienti, introdotti e commentati da un narratore – come Calvino nella sua bella riduzione – e narrati da voci fuori scena – come un radiodrama o come nella tradizione del teatro dei pupi, che l’Orlando scenico è da lì che arriva; 2. una per cinemarlo – come fondale, prospettiva a sprofondare, espansione del senso e del palco, vertigine; 3. una infine per agirlo, sportivamente – perché i tipi di Ariosto sono formule dell’energia, e tutto comincia da una ragazza che fugge.

Do do do the Orlando! impone il fare, un triplo fare, uno strafare. È tre spettacoli in uno: un radiodramma, un film, una gara sportiva. E verso la fine c’è questo Astolfo che sale sulla Luna, perché è lassù che sta tutto ciò che di importante noi perdiamo; Astolfo sale a ritrovare la Ragione che l’amico Orlando per amore ha perduto. La nostra ragione, abbiamo ragionato, si investe, si mette alla prova e si perde nel dialogo tra il visibile (ciò che abbiamo) e l’invisibile (ciò che desideriamo). E l’adolescente per primo capisce che sono le cose invisibili quelle che ci accompagnano nelle decisioni importanti. Più di ciò che possediamo e più del nostro aspetto, è ciò che desideriamo, e ciò che pensiamo, a determinare la nostra vita. Orlando furioso è l’intelligenza del sentire, questo vogliamo dire; e noi ce la siamo misurata somministrandoci una bella prova di verifica: 19 domande, frutto dello studio dei personaggi del poema – per vedere quanto di noi è in loro, quanto di loro è in noi. Quanto coraggio, quanta umanità.
Ora, a te.

Le prove


Cosa vedi nello specchio?
In cosa sei diverso/a dagli altri?
Quale parte di te ami di più?
Qual è la cosa più bella che hai mai visto?
Sei più un maschio o più una femmina?
Ora sei del sesso opposto. Qual è la prima cosa che fai? A cosa pensi quando guardi il cielo?
Cosa desideri di più?
Cosa ti manca?
Quanto vale la tua vita?
Come la misuri?
Mi descrivi il/la tuo/a migliore amico/a?
Ci vai in guerra?
Come vuoi morire?
Chi ti ha fatto piangere di più?
Cosa hai perduto?
Cosa sai tu dell’amore?
Ti lanci con un paracadute. Stai volando o stai cadendo?

Contano più le cose visibili o quelli invisibili?

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